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MUSICA E DSA

MUSICA E DSA

(Sintesi)

L’insegnamento multisensoriale

Attraverso la  musica e/o la musicoterapia, si può e si riesce a ritrovare l’ordine che sembrava perduto. Nel termine “ordine” sono comprese le infinite complessità implicite in ogni nostra azione, inattuabile senza coordinazione. L’ordine può essere disturbato da infiniti e imperscrutabili motivi.  Ogni nostra  più piccola azione o pensiero si attuano nello spazio e nel tempo. Quando si usa il termine “armonicità” per indicare come una persona si rapporta con se stessa, ci si serve di un termine musicale senza conoscerne l’effettivo valore. Quando l’armonicità della persona è rotta siamo in disarmonia, in situazione di difficoltà nella vita di relazione, nell’espressione verbale, in disordine delle prassie, tassie, nei gesti articolatori, nella complessità di una coordinazione che ha perduto la compresenza degli ordini, delle sistemazioni. In musicoterapia si presenta l’occasione per relazionarsi con la persona affinchè si possa tendere verso il ritrovato ordine. La persona non è un'entità meccanica, ma filtro attivo, un campo in cui avvengono scambi fra interno ed esterno, individuale e sociale, natura e cultura. L'essere umano non è solo mente, non è solo corpo, non è solo emozioni, ma insieme mente, corpo ed emozioni, quindi un intervento di musicoterapia, mira al ripristino dell'armonia globale della persona. La musicoterapia, in virtù della peculiarità del mezzo sonoro e della centralità della dimensione emotiva, mira a porsi come elemento riequilibratore e armonizzante  dello spazio interno e sociale della persona, rispettando i tempi, i turni dando voce alla profondità tramite l'immediatezza del musicale, puntando alla relazione positiva con la persona, alla valorizzazione delle sue risorse residue, in accordo e in sintonia con la persona, con la finalità di trovare, assieme al terapista, il giusto spazio , il giusto ritmo e il giusto tempo ... perchè il rapporto uomo -suono è un rapporto complesso, che va inserito nell'ampia "catena bio-psico-socio-ambiantale" (Lorenzetti 1984)

In tutte le scuole l’indicazione più importante che si dà agli insegnanti dei dislessici è quella di mettere in atto una didattica multisensoriale. In tal modo gli insegnanti sono esortati a coinvolgere il più possibile i sensi degli alunni nella speranza che il senso più forte compensi quello più debole e che si trovi un varco nel cervello e nella memoria di ciascun alunno. Imparare l’arte della musica infatti, è di per sé un’attività multisensoriale. Usiamo le orecchie per sentire, gli occhi per vedere, le dita per toccare. La musica attraverso il nostro corpo – anche i nostri piedi ne sono coinvolti. I teorici più importanti dell’approccio multisensoriale all’insegnamento della musica del IX e del XX secolo sono stati E.J.Dalcroze (1865-1950) e Z. Kodaly (1882-1967). È stato attraverso l’impegno profuso da Dalcroze nel diffondere le basi dell’educazione musicale che è  nato il metodo che coordina la musica con i movimenti del corpo, oggi noto come “euritmia”;  l’obiettivo primario è “creare una via di comunicazione rapida e regolare fra cervello e corpo  con l’aiuto del ritmo, e fare della sensibilità per il ritmo un’esperienza fisica” ( E. J.Dalcroze, 1930). La musica comunque è un ambito molto interessante per conoscere la dislessia È dimostrato che la pratica musicale migliora il ritmo di apprendimento di un dislessico anche in tutti gli altri settori dello studio; esattamente come avviene per le persone non dislessiche. Aprire nuove porte; significa mostrare come il mondo della musica possa accogliere i dislessici, e realizzare un lavoro soddisfacente e a volte prestigioso.

L’educazione dovrebbe valorizzare l’allievo nella ricerca e nell’organizzazione autonoma dei suoni. Bisognerebbe favorire l’intelligenza musicale con attività che ruotano attorno a due comportamenti fondamentali: capire e produrre musica. Gardner propone di coinvolgere i bambini in attività che siano stimolanti. Uno studio mirato della musica fa aumentare le capacità di apprendimento in altri campi come la matematica e la letto - scrittura. Perché:

-         Le attività musicali sono piacevoli e quindi i bambini diventano motivati ad apprendere in ogni campo.

-         La musica allena la mente e si ripercuote in altri campi.

Nell’allestimento di un iter educativo o terapeutico, è possibile scegliere di prendere come riferimento una metodologia, ma senza ritenerla assoluta; ebbene essere preparati ad attingere ad altre metodologie e/o strumenti, mantenendo però la congruenza. Infatti una metodologia si plasma in un contesto che abbia aspetti omogenei, emerge dunque l’importanza di una visione globale dei principali impianti metodologici, riferiti ad un ambito ben preciso.   Le competenze pedagogiche e quelle musicoterapeutiche (umanistiche) sono decisamente confinanti; esse risultano complementari, in quanto in ambito musicoterapico in alcuni casi vengono utilizzati mezzi e strumenti didattici-pedagogici e viceversa nell’insegnamento musicale.

La musica è  utilizzata come mezzo e non come fine, non solo globalmente ma anche come tavolozza di effetti ritmici e melodici, timbrici ed emotivi che favorisce una condizione di benessere. Educare alla musica significa creare un rapporto fra persona e musica. Educare alla musica significa utilizzare le possibilità che la musica offre per favorire lo sviluppo delle capacità cognitive, creative, psicomotorie e sociali. Fare terapia con la musica significa favorire benessere e riattivare capacità, liberare funzioni e attitudini deficitarie.

L’esperienza musicale non potrà mai sciogliersi da aspetti come:

-       La percezione

-       Il movimento

-       L’osservazione

-       La memorizzazione

-       L’imitazione

-       L’attenzione

-       L’espressione dei propri pensieri e sentimenti

La musica è per tutti e non per pochi. Occorre sviluppare nei soggetti le potenzialità espressive e cognitive latenti. La musica offre ai soggetti un maggior numero di occasioni di gratificazione, socializzazione e realizzazione. Attraverso i giochi musicali e interdisciplinari si favorisce il miglioramento delle capacità di base:

-      Senso percettive

-      Mnemoniche

-      Logiche e matematiche

-      Di coordinamento oculo motorio

-      Ortofoniche

-      Di linguaggio e di avvio alla lettura verbale

IL TRAINING MUSICALE è suddiviso nelle seguenti aree :

 MUSICA E MOVIMENTO :

 Il corpo del soggetto deve essere strumento attivo nell’apprendimento e nella socializzazione. Educare il corpo con la musica, educare alla musica attraverso il corpo : è un progetto antico che considera la persona nella propria interezza e può assumere finalità educative, formative, terapeutiche. Nella sua attuazione il corpo non è al servizio della musica né viceversa perché sarebbe sbagliato stabilire la supremazia di un codice su un altro. Al centro del progetto c’è la persona in sé e il suo naturale bisogno di comunicare.  Il musicoterapista deve avere una buona conoscenza del corso naturale dello sviluppo motorio per identificare gli stadi evolutivi e riconoscere i problemi.

La disprassia,  consiste in un disturbo della programmazione motoria, in particolar modo della motricità fine e quindi anche della programmazione fonoarticolatoria.  Questo disturbo non necessariamente  si manifesta nella motricità grossa, soprattutto quando si tratta di movimenti cosidetti "Transitivi" ; questi movimenti come l'andare in bicicletta, l'arrampicarsi, gli esercizi di ginnastica, i giochi di costruzione...I problemi di programmazione motoria risaltano però chiaramente  nei movimenti "intransitivi" come nel parlare, nei movimenti ritmci  e nel danzare.  La ricerca del movimento fluido e di una voce espressiva e gentile, potrà costituire una proposta di attività che va incontro non solo alla persona con  DSA, ma ben più in generale all'esigenza di molti bambini e adulti. Spesso la comunicazione tra i bambini e tra bambini e adulti è segnata da voci e movimenti irruenti e scomposti, in cui il messaggio è condizionato da modalità espressive non appropriate. Viceversa, una ricerca del "bello" musicale potrà invitare a tutti a cercare una migliore voce e una postura più rilassata anche in altri contesti quotidiani.

Esempio pratico: la disgrafia. Per pianificare un programma di recupero di un simile problema è necessario risalire alle esperienze psicomotorie e stimolare il lavoro corporeo. Successivamente si procede con giochi e laboratori più specifici finalizzati al raggiungimento dell’indipendenza (esercizi che puntano all’indipendenza fisica delle dita, per esempio). Parallelamente si induce il bambino a un percorso di conoscenza del proprio corpo atto a sfruttare al massimo la relazione con lo spazio e l’orientamento. Tutte le attività di recupero dunque, sono introdotte indipendentemente e vengono integrate tra loro durante il percorso fino all’apprendimento della scrittura. Si devono stimolare anche tutti gli elementi che contribuiscono a rafforzare le capacità di base: motricità grande, motricità fine, sviluppo sensoriale, gioco creativo.

La musica e il movimento sono un’entità indivisibile.  Fare musica attraverso il corpo e fare movimento con la musica aiuta llconcentrazione, l’attenzione, la memoria, la percezione dello spazio e il contatto con gli altri.   La musica serve a stimolare la conoscenza funzionale del proprio corpo e migliora il coordinamento motorio, la prontezza dei riflessi e la manualità fine. L’uomo non ha un corpo ma è corpo, la mente è nel corpo e il corpo è nella mente. Il corpo non è solo supporto materiale dell’azione della mente, è un teatro in cui si dispiegano processi di pensiero e vissuti emotivi. Nel corpo si fa esperienza concreta della temporalità, attraverso i processi biologici di crescita e di insegnamento e attraverso i rapporti di spazio, tempo ed energia delle azioni quotidiane. I movimenti che si compiono interagendo con lo strumento non sono solo un supporto meccanico alla produzione.  Gli schemi motori sono linee di azione interiorizzate. La coordinazione, la precisione e la fluidità sono espressione di modelli spaziali e temporali della mente basati su rappresentazioni corporee del movimento sonoro. Si tratta di schemi temporalmente orientati che trovano il senso in un’intenzione espressiva e in una realizzazione sonora. Il movimento per raggiungere un fine, elimina gli elementi di disturbo e diventa sempre più economico. L’automatizzazione rende l’individuo indipendente dai controlli superiori. L’automatizzazione è frutto della ripetizione ritmica di un oggetto del pensiero. Una buona automatizzazione dei movimenti dà all’individuo plasticità e abilità alla coordinazione. La presa di coscienza davanti a una situazione problematica corrisponde a una certa forma di attenzione di un soggetto sulla propria attività. L’interiorizzazione è presa di coscienza che invece passa attraverso il corpo. L’interiorizzazione del modello avviene quando l’adeguamento tra immagine del movimento e sensazioni cinestesiche sarà di nuovo rivolto allo scopo da raggiungere. L’automatismo interiorizzato rende il soggetto capace di compiere più movimenti in successione senza la focalizzazione sull’esecuzione e attraverso una buona coordinazione. L’atto motorio non va considerato in luce ai sui aspetti meccanici e fisiologici perché è l’esteriorizzazione unitaria della persona.

Il ritmo della musica affina l’udito e stimola il modo di esprimere le sensazioni che la musica suscita. Proprio la musica serve a migliorare la coordinazione,l’equilibriola percezione dello spazio e nel tempo.

I fattori di rilievo nello sviluppo della coordinazione dei movimenti corporei di base sono:

-          Schema corporeo, la percezione del proprio corpo nello spazio

-          Equilibrio statico e dinamico, l’abilità di stare eretti o in ginocchio (statico) o di mantenersi in equilibrio muovendosi (dinamico)

-          Deambulazione, comportamento motorio che consente di spostarsi

-          Agilità, è data dall’integrazione delle parti del corpo

-          Flessibilità muscolare

-          Forza

-          Lateralità e direzionalità, derivano dalla consapevolezza che un lato del corpo è distinto dall’altro.

 

MUSICA E PERCEZIONE

 Lo sviluppo della percezione non deve essere considerato come un’attività performativa quindi fine a se stessa, ma tendere ai vari livelli di consapevolezza; vengono utilizzati sia materiali sonori appropriati, come brani e sequenze/effetti sonori; sia testi ritmici e non, attraverso i quali sviluppare giochi di espressione; assai utile è l’impostazione dalcroziana, come fonte polifunzionale, in quanto esalta l’interazione tra percezione e produzione sonora. L’allievo deve essere educato al con il mondo sonoro, deve essere educato alla percezione. La percezione consiste nella relazione fra il materiale udito e gli schemi mentali di cui il soggetto dispone. La percezione non è un’abilità innata ma va coltivata.  L’ascolto consiste nelle operazioni mentali che si compiono volontariamente sui dati percepiti. L’educazione musicale punta alla produzione che agisce in sinergia con l’ascolto. Il soggetto deve poi riflettere sui propri atti di conoscenza e sulle strategie che adotta (metaconoscenza). L’educazione musicale si presta a un apprendimento che va oltre le nozioni teoriche per andare verso le conoscenze pratiche e sensoriali. Il corpo ha una funzione primaria perché qualsiasi percezione ha origine in esso. Quando si produce musica si mette in moto il sistema nervoso e si attiva il sistema muscolare. Il cervello impara le funzioni attraverso le azioni fisiche. Il corpo è l’organo della percezione, partecipa a ogni percezione, è presente in ogni esperienza. Lo stimolo delle facoltà di ascolto e invenzione ha come finalità lo sviluppo delle capacità percettive.Come sostiene Delalande (1993) , le condotte alla base dell'attività musicale del bambino, come dell'adulto sono tre: l' esplorazione, l'espressione e l'organizzazione. L'esplorazione dell' oggetto musicale o della voce porta il bambino a fare una ricerca del suono e del gesto che altro non è che un gioco senso-motorio. Fare musica, sotto molti punti di vista,  vuol dire organizzare. Capire quando suonare, in quale spazio, con quale intensità,  avere la percezione di insieme, vuol dire in sostanza seguire delle regole. Produrre un suono significa principalmente eseguire una serie di gesti che li spinge automaticamente al movimento, movimento controllato dal suono! Egli impara che da un suo gesto scaturisce un determinato suono e impara a calibrare l' intensità e il ritmo (strumenti che gli serviranno poi per la grafia) adeguando l’articolazione della mano, il peso del braccio, la pressione dell’aria alla risposta meccanica dello strumento per ottenere quella particolare sonorità prescelta. Nella percezione naturale non si può limitare a un solo registro sensoriale perché essa penetra spontaneamente tutti gli altri. Serve fare esperienza che solleciti diversi canali. Nel caso delle attività musicali si tratta di abbinare movimenti e attività strumentali. Le sinestesie percettive influenzano la relazione fra musica e movimento e quella fra musica e grafia. Se una serie di suoni in crescendo trova rispondenza nei movimenti che diventano sempre più ampi, la troverà anche nei segni più grandi e spessi. Gli isomorfismi esistenti fra musica e grafia danno luogo alle prime forme di notazione. Il bambino traduce graficamente ciò che colpisce maggiormente la sua attenzione. La musica consente di conoscere il proprio corpo e sviluppare coordinamento e orientamento motorio. Serve ad aumentare la capacità di discriminazione e di espressione fonetico onomatopeica e grafico verbale. Le attività di discriminazione uditiva (variazione dell’altezza del suono, dell’intensità, del ritmo…) portano all’aumento delle capacità dell’orecchio fino allo sviluppo della memoria e dell’attenzione. Queste attività fanno sì che il bambino riesca a cogliere punti di riferimento in un luogo....

 

 MUSICA E LINGUAGGIO

I bambini con DSA, nella maggior parte dei casi manifestano anche disturbi del linguaggio, difficoltà  di coordinamento motorio, attenzione troppo breve e fatica nelle relazioni. I discorsi sono confusi, hanno difficoltà di espressione ed utilizzano un vocabolario ridotto.

In rieducazione ed in terapia è fondamentale porre attenzione alla respirazione: molte persone non  posseggono la respirazione diaframmatica, quindi capita che non abbiano abbastanza voce per pronunciare le frasi, le quali, spesso vengono interrotte per prendere fiato. Tale interruzione talvolta comporta un’interruzione anche del pensiero. Questo succede ai bambini con disturbi del linguaggio e/o di lettura che di solito, respirano con il torace rigido e che presentano un irrigidimento generale degli organi di fonazione con conseguente interruzione della possibilità di esprimersi. A questo punto, attraverso l’educazione ritmica, si apre la possibilità concreta di migliorare il linguaggio verbale di conquistare la respirazione diaframmatica e di gestire il proprio corpo nello spazio/tempo. La lettura espressiva, che rispetti i segni di interpunzione, le pause e le intonazioni esatte, insegna a rispettare la melodia della frase. Imparare a leggere in maniera espressiva aiuta i bambini ad acquisire musicalità e il ritmo della lingua. La stimolazione ritmica favorisce l’arricchimento del linguaggio verbale; la lingua parlata è costituita da una serie di parole che si sviluppano in successione e che hanno differente durata.

La rieducazione alla parola, mediante la musica ed il canto, stimola il bambino ad assumere un ruolo attivo attraverso l’uso del movimento e degli strumenti. I bambini dislessici faticano ad attribuire alle lettere il valore sonico e durante la lettura, sono costretti a correggere gli errori e a compensare con un consumo enorme di energie. Gli alunni con difficoltà di pronuncia o che non riescono a leggere con scorrevolezza, le strutture ritmiche aiutano a regolarizzare il linguaggio; a tal proposito è molto utile lavorare con le cellule ritmiche della parola. Gli interventi  rivolti a bambini con DSA hanno come obiettivo principale quello di far acquisire (dove manca) o di potenziare (dove è lacunosa) le capacità di leggere e scrivere, proponendo un metodo, quello linguistico-didattico, che dia spazio al gioco ed alla libera espressione dei bambini.

In definitiva il ritmo, con la sua azione di sincronizzazione sul movimento e sull’emotività; dimostra di avere il potere di scuotere gli essere umani in tutti i sensi della parola. Essa può essere la chiave che permette di avere una funzione rivelatrice e ristrutturante essenziale nell’evoluzione della vocalità e del suo pieno recupero.  I movimenti hanno una struttura spaziale e temporale e questa programmazione spazio-temporale va esercitata nell'educazione ritmico-musicale; in quanto  ritmo è susseguirsi di suono e silenzio, di suoni lunghi e suoni corti nel tempo.  Questa programmazione spazio-temporale  è un importante pressupposto anche per il linguaggio.....

 

 LA MUSICA  AIUTA LA MEMORIA

La memoria è un’abilità primaria nei processi cognitivi umani. Riguarda il mantenimento di un’informazione nel tempo, il ricordo di significati, il patrimonio delle conoscenze, i ricordi personali e la programmazione del futuro. La musica è una capacità complessa composta da parti distinte che vengono percepite ed elaborate dalla mente umana attraverso una serie di processi cognitivi. Non c’è nessun modello teorico specifico che illustri i passaggi della memorizzazione dell’informazione musicale. Infatti il processo della memorizzazione della musica assomiglia a quello innescato per tutte le altre informazioni. Un modello classico di memoria per stimoli uditivi permette di afferrare alcune caratteristiche del processo di memorizzazione dell’informazione musicale ed è suddiviso in tre processi centrali:

1.      Percettivo, la memoria ecoica

2.      Elaborativo a breve termine

3.      Accumulativo o immagazzinamento a lungo termine

Questa distinzione evidenzia che la memoria sia composta da molti sistemi interconnessi ma con funzionamento diverso. La caratteristica comune è però il mantenimento dell’informazione nel tempo. Il modello più adottato per la descrizione della percezione e della memorizzazione degli stimoli uditivi è diviso in tre fasi e collegato al modello generale di memoria proposto da Atkinson e Shiffrin (1968). Si vedano le fasi:

1.      Memoria ecoica

2.      Memoria a breve termine (MBT)

3.      Memoria a lungo termine (MLT)

Ognuna di queste avviene in momento diverso e riflette un modello diverso di analisi e di esperienza musicale:

1.      Corrisponde al livello della continuità degli eventi

2.      Analizza la melodia e il ritmo

3.      Analizza le forme musicali

 

MUSICA E CALCOLO

Matematica e musica sono legate. Le strutture matematiche rappresentano la base delle armonie, della composizione musicale e della scrittura. Le note sono degli indicatori temporali: ogni nota può avere una sua durata espressa attraverso una figura musicale. Il termine greco ritmo fu tradotto dai latini in numerus. Appartiene alla categoria dei sostantivi che indicano  l’azione del contare. L’unità di misura della musica è una frazione..... La matematica è una costruzione del pensiero e apprenderla implica lo sviluppo di capacità, quali saper intuire, immaginare, ipotizzare, dedurre e progettare con il fine di comprendere la realtà (laboratorio 1 e 2). Affinché ciò sia possibile, è necessario stimolare la problematizzazione, da parte degli studenti, di situazioni loro proposte nella realtà. La capacità di problematizzare dati reali per avviare un ragionamento scientifico chiaramente si sviluppa solo con il fondamentale sviluppo negli allievi stessi di motivazione e coinvolgimento. Analogie e differenze tra matematica e musica, per giungere a declinare i contenuti matematici in chiave musicale, sono state formulazioni di pensiero importanti. Molti autori in diverse opere, tra cui Boyd e Kuhn, La metafora nella scienza, sostengono come le metafore «esegetiche o pedagogiche» (Boyd, Kuhn, 1979, pp. 21-32) siano un potente strumento di pensiero, una parte centrale del pensiero matematico, in quanto il loro utilizzo richiede sia il saper cogliere analogie in situazioni diverse, sia il saper applicare ad un nuovo contesto proprietà che sono tipiche di un altro contesto, noto, più familiare. Se si padroneggiano queste due operazioni, l’accesso al pensiero scientifico risulta facilitato. È importante osservare che le competenze che si vogliono perseguire non si esauriscono nel sapere disciplinare, ma coinvolgono competenze matematiche trasversali, quali ad esempio: inventare; porre in relazione, stabilendo legami tra fatti, dati e termini; rappresentare, scegliendo forme di presentazione simbolica per rendere evidenti relazioni esistenti tra tali fatti, dati, termini; generalizzare, individuando regolarità e proprietà in contesti diversi (laboratori 1  e 2). La musica è il contesto i cui elementi sono rappresentati e messi in relazione con alcuni elementi e concetti propri dell’ambito matematico. Tali obiettivi trasversali sono presenti anche nella parte concernente la geometria. Per ogni laboratorio sono ovviamente presenti anche obiettivi musicali, ad esempio, la lettura ritmica; le conoscenze teoriche rispetto al sistema dei valori e delle figure ritmiche e la padronanza nella lettura e nell’esecuzione musicale; lo sviluppo della creatività, attraverso laboratori di invenzione musicale di strutture ritmiche (sequenze, poliritmie). I concetti necessari per il raggiungimenti degli obiettivi e l’acquisizione delle competenze suddetti, sono: gli insiemi con le rispettive operazioni; la frazione e i suoi diversi significati; le espressioni; le equazioni lineari; i sistemi di equazioni lineari; la percentuale e i rapporti; la proporzionalità diretta e inversa e le disequazioni. Lo studio di tutti questi argomenti avviene attraverso il concetto unificatore di ritmo, ed avviene su due livelli: uno immediato, l’altro un po’ meno esplicito e che richiama il concetto di struttura sopra accennato. «Il ritmo è numero, è misura esatta del tempo».  L'unità di misura della musica è una frazione: quella che indica il metro e sulla quale si possono effettuare vere e proprie operazioni aritmetiche. In questo modo si impara a calcolare espressioni aritmetiche interpretandone il risultato; scrivere e inventare espressioni in base ad una sequenza di istruzioni. Sono previste “esecuzioni di espressioni aritmetiche” e, viceversa, rappresentazioni di sequenze ritmiche in notazione aritmetica. Dunque si lavora con il ritmo ad un primo livello che è prettamente aritmetico.....

 

POTENZIARE   L’ATTENZIONE

Il problema più frequente che si riscontra durante il processo di apprendimento  è quello dell’attenzione. I bambini che presentano tali difficoltà faticano a concentrarsi su un’attività specifica e a rispondere agli aspetti rilevanti della situazione proposta. Appare necessario dunque il dover introdurre fattori innovativi di motivazione e didattica. L’ascolto e la produzione musicale hanno il vantaggio di attivare contemporaneamente le aree corticali subcorticali del cervello. Ciò produce la stimolazione diretta delle funzioni cognitive quali attenzione, memoria, concentrazione.  L’atto musicale globale ha conseguenze sulle reazioni fisiologiche poiché attiva il sistema neurovegetativo e limbico. Melodia, ritmo e armonia della musica possono esser considerati strumenti attraverso cui il soggetto viene coinvolto globalmente nella situazione riuscendo a modulare i suoi comportamenti e reazioni. La musica può essere utilizzata come terapia in terapia a seconda delle scelte del musicoterapista.  Nel 1986 Cripe per primo ha sostenuto che la musicoterapia (MT) potesse costituire una valida alternativa di intervento per la terapia del DDAI perché “non invasiva”. A proposito di ciò alcuni studi hanno dimostrato l’efficacia della musica nei trattamenti aventi l’obiettivo di migliorare la capacità di autoregolazione dei soggetti con DDAI (Jackson 2003). Infatti la partecipazione dei dislessici a gruppi musicali composti da pari richiede attenzione e concentrazione e gli esercizi ritmici hanno forte influenza sul meccanismo di controllo motorio e degli impulsi. È comprovato che nelle sedute di Musicoterapia si promuova la creazione e il mantenimento di una relazione mutua e proficua con il discente che sarà indotto naturalmente al controllo delle reazioni espressive spontanee.  In virtù della sopracitata relazione discente/terapista nelle sedute di Musicoterapia, si può affermare con sicurezza che tali trattamenti forniscano risultati soddisfacenti nella riabilitazione del DDAI. Infatti le sedute di Musicoterapia; offrono un contesto privilegiato in cui il bambino è riconosciuto rispecchiato poiché il terapista è nei suoi confronti un facilitatore.  La formazione del musicoterapista   va oltre la lettura del Q.I. della persona. Egli deve saper tradurre ogni atteggiamento in improvvisazioni musicali che risultino coerenti con gli stati d’animo del soggetto. Di qui il valore dell’ascolto empatico che è comunicazione fluida priva di parole, scambio attraverso la musica, il ritmo. Le sensazioni dell’individuo sono materia viva di interpretazione musicale. Il musicoterapista è in gioco come lo è il bambino. La Musicoterapia è  l'arte della comunicazione e non terapia prestabilita. Ciò che accade è determinato dalla reciprocità.   Ogni improvvisazione perdura con il tempo di attenzione dell’interlocutore.In conclusione si tenga presente che la formazione del musicoterapista è basata sul dialogo sonoro, sulla risonanza, sull’euritmia, sull’interazione attenta con la persona e con sé stesso. La Musicoterapia offre ai discenti, esperienze di stimolazione multisensoriale e ciò soddisfa il bisogno dei bambini con DDAI di continuo coinvolgimento in attività interessanti. È fondamentale per il terapista sviluppare e promuovere livelli positivi di motivazione intrinseca.

La musica ha effetti fisici, intellettuali, affettivi e sociali, cioè tocca il bambino in ogni sfera del suo sviluppo.  Alcuni studi hanno mostrato che la musica influenza il metabolismo, agendo sul respiro, il ritmo cardiaco e la pressione arteriosa. . La musica è una rappresentazione fisica del fenomeno di tensione/distensione. Quella occidentale, fondata sul sistema tonale, presenta movimenti di tensione/distensione creati dagli elementi musicali: il ritmo accelera, la melodia diventa ascendente, il volume aumenta, il numero degli strumenti cresce. Tutto questo crea tensione sino all’apice, là dove poi cade trovando una risoluzione che produce distensione. Questi cicli si ripetono nei brani musicali. Il corpo conosce tensioni che ha bisogno di sciogliere. Lo si nota soprattutto nel battito cardiaco. Il medesimo fenomeno accade con il respiro: i polmoni si gonfiano fino a raggiungere la tensione massima (inspirazione) e poi si distendono per arrivare alla tensione minima (espirazione). La natura è costituita da cicli come questi, basti pensare alle maree, alla notte che segue il giorno.Il fenomeno tensione/distensione è al centro della musicoterapia perché la musica porta il corpo nell’ambito di un fenomeno analogo usando i propri elementi di tensione e distensione. Dare al bambino la possibilità di usare la musica come mezzo di espressione e comunicazione, significa fornirlo di un dono straordinario....

 

                                                                                                  LA MUSICA COME MEZZO DI INTEGRAZIONE

Il fare musica può essere usato come esperienza pro attiva e auto formativa molto efficace.La pratica della musica collettiva, del far musica insieme abitua a considerare l’importanza fondamentale dell’andare concordemente in un’unica direzione, ognuno con le proprie personalità e conoscenze. Fare musica insieme abitua le singole persone a cercare di armonizzarsi. Gli individui traspongono questa abilità nella vita e si armonizzano agli eventi, sanno accelerare o rallentare, sanno soprattutto ascoltare.La musica è un’attività pro attiva. In ambito individuale pro attivo indica la capacità di reagire agli eventi in modo consapevole, responsabile, razionale. Questo ha a che fare con il concetto di autonomia. Far sviluppare l’autonomia dell’individuo è l’obiettivo più alto del percorso educativo. Il nocciolo dell’esperienza del fare musica insieme risiede nella possibilità di sviluppo dell’autonomia. Fare musica o coro insieme richiede innanzitutto di seguire la propria parte senza farsi condizionare da quella del vicino, richiede in altre parole l’autonomia.Le arti espressive si rivelano efficaci nella promozione di un’abilità empatica completa. Queste permettono al bambino di sintonizzarsi con il compagno, rispettarlo e avere consapevolezza del proprio sé. Educare all’empatia significa educare alla cooperazione, educare ai valori prosociali. Il comportamento prosociale è un’azione che arreca beneficio a un’altra persona. La prosocialità implica la capacità di percepire i bisogni altrui. L’empatia favorisce i comportamenti prosociali....

 

                                                                 SEGUE TRAINING MUSICALE